Nei prossimi giorni Ryanair presenterà le novità dell’orario estivo 2027 con una serie di appuntamenti dedicati ai principali aeroporti italiani. Nuove rotte, nuovi aeromobili, nuove basi e potenziamenti saranno al centro degli annunci.

E mentre in diverse città si prepara a parlare di crescita, per Genova le prospettive sembrano decisamente più modeste.

Le anticipazioni già emerse delineano una strategia piuttosto chiara: nuova base stagionale a Rimini, tre aeromobili a Trieste, conferma dei cinque a Torino e nuove rotte da diversi aeroporti, tra cui Catania, Palermo e Reggio Calabria.

A Genova, invece, al momento non si intravede nulla di paragonabile. L’offerta dovrebbe rimanere sostanzialmente quella già programmata, con i soli aggiustamenti caricati nelle scorse settimane e, salvo sorprese dell’ultima ora, senza nuove destinazioni.

Non è necessariamente un caso

Ryanair ha costruito negli ultimi anni una strategia estremamente selettiva sulla distribuzione della propria capacità.

La compagnia continua a crescere nei grandi aeroporti, dove esiste un bacino di domanda particolarmente ampio, ma allo stesso tempo sta spingendo molto anche su aeroporti regionali che riescono a creare condizioni favorevoli allo sviluppo.

L’esempio più evidente è quello dell’Emilia-Romagna: dopo l’abolizione dell’addizionale comunale negli aeroporti di Forlì, Parma e Rimini, Ryanair ha annunciato nove nuove rotte e 700.000 passeggeri aggiuntivi nella regione. (Ryanair Corporate)

Il messaggio della compagnia è quindi piuttosto esplicito: dove trova condizioni favorevoli, mette capacità; dove queste condizioni non ci sono, può semplicemente spostare gli aeromobili altrove.

Ed è qui che Genova rischia di trovarsi in difficoltà.

La Liguria cosa sta facendo?

L’aeroporto di Genova, per quanto nelle proprie possibilità, sembra avere ormai poco margine per incidere da solo sulle scelte di Ryanair.

Il problema è quindi più ampio e riguarda il territorio.

In diverse regioni italiane le amministrazioni hanno scelto di intervenire direttamente sulle condizioni economiche del trasporto aereo, arrivando in alcuni casi ad abolire l’addizionale comunale per favorire lo sviluppo degli aeroporti regionali. Ryanair ha più volte indicato proprio questo elemento come una delle condizioni per aumentare la propria capacità. (Ryanair Corporate)

In Liguria, invece, non emerge oggi una strategia altrettanto strutturata per utilizzare il trasporto aereo come strumento di sviluppo turistico ed economico.

E questo non riguarda soltanto Ryanair.

Una politica territoriale seria sul trasporto aereo dovrebbe servire ad attirare e sviluppare qualsiasi vettore possa contribuire a migliorare la connettività della regione: low cost, compagnie tradizionali, vettori leisure e compagnie feeder.

Genova non può dipendere da Ryanair. Ma neppure ignorarla

Sia chiaro: Genova non deve diventare un aeroporto dipendente da Ryanair.

Il futuro dello scalo passa anche dalla crescita dei collegamenti verso i grandi hub europei — Parigi, Londra, Francoforte, Madrid, Istanbul — e dallo sviluppo del traffico point-to-point attraverso un portafoglio di compagnie il più possibile diversificato.

Wizz Air, easyJet, Transavia e altri vettori possono e devono essere parte di questa strategia.

Ma c’è un altro dato difficile da ignorare.

Per un aeroporto delle dimensioni di Genova, l’arrivo di un grande vettore capace di basare aeromobili e sviluppare rapidamente un network può rappresentare un acceleratore di crescita difficilmente sostituibile.

Trieste, che si prepara a passare da due a tre aeromobili Ryanair basati, ne è un esempio particolarmente interessante.

Il problema, quindi, non è Ryanair

Il problema è non avere una strategia per convincere Ryanair — e gli altri vettori — che Genova merita una parte della loro crescita.

Il mercato europeo offre alle compagnie centinaia di aeroporti tra cui scegliere dove posizionare i propri aeromobili. La capacità non è infinita e la concorrenza tra gli scali regionali è sempre più forte.

Se un aeroporto non si muove, qualcun altro lo farà.

Per l’estate 2027, dunque, la questione non è tanto capire se Ryanair aprirà una nuova rotta a Genova.

La questione vera è un’altra:

chi sta lavorando oggi perché, quando Ryanair deciderà dove mettere il prossimo aeromobile, Genova sia tra le opzioni sul tavolo?

Perché aspettare che sia il mercato a scegliere Genova, senza una strategia territoriale che accompagni l’aeroporto, rischia semplicemente di significare una cosa: guardare gli altri crescere.


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